Da Facebook al giornalismo: la mia esperienza
Trovare lavoro con Facebook o addirittura lavorare con Facebook, le nuove professioni social tra passatempo e occupazione a tempo pieno: se ne discute molto, sia online che offline. Mi piacerebbe entrare in quest’animato dibattito semplicemente raccontandovi la mia esperienza personale, che parte da Facebook, appunto, e si conclude con un contratto siglato qualche giorno fa.
Oggi lavoro in un giornale a diffusione nazionale, mi occupo di molte cose e in particolare mi è stato affidato il lancio di un progetto ambizioso che coinvolgerà diversi enti e testate giornalistiche. Mi chiederete: cosa c’entra Facebook? Oggi nulla, vi rispondo. Ma è stato il jolly che mi ha permesso di entrare in redazione, di farmi conoscere, di intrufolarmi pian piano.
Quando mi presentai al direttore per il colloquio di selezione - parlo ormai di qualche anno fa - i miei sogni da aspirante giornalista sembrarono soffocare dopo pochissimi minuti, al suono tombale del fatidico “sì, il suo è un profilo eccellente, ma la figura che cerchiamo deve avere già maturato significative esperienze nel settore”. Un cul de sac in cui naviga una generazione intera, tra stagisti, tirocinanti e così via.
Facebook e i social media in genere possono essere un efficace trampolino per tornare a galla. Almeno per me lo sono stati. Da quel colloquio me ne uscii con un contratto in mano: ovviamente non per il posto per il quale mi ero presentato - non avevo esperienza - ma per una nuova figura, che ancora non sapevano definire. E’ vero, non avevo esperienza, ma potevo accompagnarli in un mondo che non conoscevano e che, dati alla mano, poteva fruttare molto, in termini di traffico, brand awareness e non solo. A 24 anni non potevo avere l’esperienza che loro cercavano, ma se ne avessi avuti di più non avrei avuto - probabilmente - la freschezza e il registro adatto per interloquire con gli abitanti di quell’enorme terreno fertile che è Facebook (e non solo). Mi impegnai a creare un blog, e a curare la presenza sociale del giornale (fummo tra i primi in quel settore a usare Facebook e Twitter). Poco dopo sarei entrato in redazione, avrei ricoperto il ruolo per il quale ero stato inizialmente scartato, fino ad arrivare al contratto appena firmato.
Non so se si può vivere curando blog, pagine Facebook e profili Twitter, o se il social media manager può essere annoverato tra le professioni del futuro, ma quel che è certo è che Facebook, LinkedIn, Twitter, Google+, sono ancora terre vergini: le aziende, piccole e grandi, ne sono ammaliate e spaventate al tempo stesso, e così per tanti miei coetanei, che lamentano (giustamente) la difficoltà di entrare in un mercato del lavoro ermetico, i social network diventano un importante trampolino di lancio per raggiungere le proprie ambizioni professionali. Una falla su misura in quella bolla (perlopiù) impermeabile che è il mondo del lavoro.