
In che modo utilizzare Facebook per pubblicizzare l’apertura di un nuovo locale, un ristorante o un american bar? Vi racconto l’esperienza del Sanbià, un bellissimo lounge bar nel centro storico della Città dei Sassi, Matera. Proverò a riassumervi la strategia che abbiamo adottato e gli strumenti scelti per il lancio del Sanbià in 5 semplici mosse.

1) Creare una Fan Page e un gruppo
Il primo passo non può che essere la creazione di una pagina Facebook facendo attenzione a selezionare sin da subito “Impresa locale o luogo”. Per ovviare alla nota difficoltà di recuperare nuovi fan per le nuove pagine, per il Sanbià abbiamo scelto di affiancare alla pagina ufficiale un gruppo, Gli amici di Sanbià, a cui abbiamo potuto aggiungere tutti i nostri amici che credevamo potessero essere interessati al nuovo locale (attenzione a non spammare!). La tentazione di abbandonare la pagina fan per dedicarsi unicamente al gruppo, che da subito raccoglierà più adesioni, è in genere forte, ma mai cedere: le possibilità di integrazione con il sito, le funzioni di localizzazioni, la possibilità di inserire tab html… sono tutte opportunità che solo una pagina fan può offrirvi. Il gruppo quindi deve servire a procurare fan alla Pagina.
2) Creare una landing page e una mailing list
Potrete raccogliere migliaia di fan, creare gruppi partecipatissimi, ma c’è una cosa che supera di gran lungo, per importanza, tutto questo: l’indirizzo mail dei vostri clienti ancora virtuali. Create una pagina anteprima del sito del vostro locale, un’unica pagina che annunci la prossima apertura, descriva il concept del locale e - soprattutto - spinga i visitatori a lasciarvi la loro mail (mi raccomando alla policy privacy). Per il Sanbià abbiamo utilizzato Unbounce per la creazione della landing page e Mailchimp per la creazione della mailing list.
3) Coinvolgere i futuri clienti nelle scelte iniziali

In rigoroso spirito social è assolutamente consigliabile coinvolgere i futuri clienti in alcune delle scelte iniziali, renderli partecipi e lasciarsi consigliare. Con Sanbià, ad esempio, abbiamo lasciato che fossero i nostri utenti a scegliere il logo del locale. Ne abbiamo realizzati tre e pubblicati nella nostra landing page (ormai ovviamente offline, sostituita dal sito ufficiale). Il sistema di votazione del logo ovviamente utilizzava i plugins sociali di Facebook, così cliccando sul mi piace corrispondente al logo che si voleva votare, cominciava a comparire sulle bacheche dei nostri utenti il logo di “Sanbià”, con la classica dicitura “a Luca Iacovone piace Sanbià”. Così, tra brand awareness in pillole e piccole spinte virali, Sanbià, ancora prima di aprire i battenti, poteva contare su migliaia di contatti su facebook e altrettanti indirizzi mail, e per un locale sconosciuto in una piccola città del Sud mi sento di dire che è un buon risultato.
4) Annunciare l’apertura creando un evento Facebook
A circa 10 giorni dall’apertura del Sanbià abbiamo ufficializzato la data. Sempre nell’ottica di nutrire contemporaneamente sia il numero di utenti su facebook sia l’indirizzario mail abbiamo creato sia il classico evento su Facebook sia invitato i nostri utenti a compilare un form di registrazione all’evento creato con Wufoo. All’ingresso avevano la precedenza coloro i quali avessero portato con sè la mail di conferma dell’avvenuta registrazione.
5) Fotografare e taggare!
L’ultima delle mosse che vi consiglio è già, di fatto, molto utilizzata da diversi locali. Procuratevi una buona macchina fotografica e immortalate i vostri clienti, ovviamente con il loro consenso (servirebbe una liberatoria espressa). Inserendo il watermark del locale in ogni foto e lasciando che i vostri clienti si tagghino liberamente: i profili facebook dei vostri clienti diventeranno una preziosissima vetrina per il vostro locale. Nel caso del Sanbià modifichiamo le foto applicando ad ognuna un preset di valori che le rendono, nello stile, tutte molto simili e sempre riconoscibili. Il risultato è che tantissimi, a Matera e non solo, utilizzano le foto del Sanbià come foto profilo, con un importante ritorno di immagine per il locale.
Basilicata 7x7 - 7 artisti in 7 giorni, una regione. Il fomnat è della Can’t forget it e la scommessa dell’Apt Basilicata. Il risultato è un’iniziativa originale per la promozione del territorio lucano.
Un olandese, un irlandese, un americano, un sudafricano… non è l’incipit di una barzelletta, ma l’inizio di tutti e 7 i video-diari di questi speciali protagonisti/autori che raccontano la loro Basilicata.
E’ possibile vedere gli altri video sul canale youtube dedicato al progetto youtube.com/DigitalDiaryItaly
Portfolio - Vederle tutte insime, le mie piccole creature, fa una certa impressione. Poca roba, ma un bel risultato per il momento.
Aspettando la nascita dell’agenzia di comiuncazione.
Trovare lavoro con Facebook o addirittura lavorare con Facebook, le nuove professioni social tra passatempo e occupazione a tempo pieno: se ne discute molto, sia online che offline. Mi piacerebbe entrare in quest’animato dibattito semplicemente raccontandovi la mia esperienza personale, che parte da Facebook, appunto, e si conclude con un contratto siglato qualche giorno fa.
Oggi lavoro in un giornale a diffusione nazionale, mi occupo di molte cose e in particolare mi è stato affidato il lancio di un progetto ambizioso che coinvolgerà diversi enti e testate giornalistiche. Mi chiederete: cosa c’entra Facebook? Oggi nulla, vi rispondo. Ma è stato il jolly che mi ha permesso di entrare in redazione, di farmi conoscere, di intrufolarmi pian piano.
Quando mi presentai al direttore per il colloquio di selezione - parlo ormai di qualche anno fa - i miei sogni da aspirante giornalista sembrarono soffocare dopo pochissimi minuti, al suono tombale del fatidico “sì, il suo è un profilo eccellente, ma la figura che cerchiamo deve avere già maturato significative esperienze nel settore”. Un cul de sac in cui naviga una generazione intera, tra stagisti, tirocinanti e così via.
Facebook e i social media in genere possono essere un efficace trampolino per tornare a galla. Almeno per me lo sono stati. Da quel colloquio me ne uscii con un contratto in mano: ovviamente non per il posto per il quale mi ero presentato - non avevo esperienza - ma per una nuova figura, che ancora non sapevano definire. E’ vero, non avevo esperienza, ma potevo accompagnarli in un mondo che non conoscevano e che, dati alla mano, poteva fruttare molto, in termini di traffico, brand awareness e non solo. A 24 anni non potevo avere l’esperienza che loro cercavano, ma se ne avessi avuti di più non avrei avuto - probabilmente - la freschezza e il registro adatto per interloquire con gli abitanti di quell’enorme terreno fertile che è Facebook (e non solo). Mi impegnai a creare un blog, e a curare la presenza sociale del giornale (fummo tra i primi in quel settore a usare Facebook e Twitter). Poco dopo sarei entrato in redazione, avrei ricoperto il ruolo per il quale ero stato inizialmente scartato, fino ad arrivare al contratto appena firmato.
Non so se si può vivere curando blog, pagine Facebook e profili Twitter, o se il social media manager può essere annoverato tra le professioni del futuro, ma quel che è certo è che Facebook, LinkedIn, Twitter, Google+, sono ancora terre vergini: le aziende, piccole e grandi, ne sono ammaliate e spaventate al tempo stesso, e così per tanti miei coetanei, che lamentano (giustamente) la difficoltà di entrare in un mercato del lavoro ermetico, i social network diventano un importante trampolino di lancio per raggiungere le proprie ambizioni professionali. Una falla su misura in quella bolla (perlopiù) impermeabile che è il mondo del lavoro.
La tanto vituperata nebbia ferrarese nasconde sorprese inimmaginabili, martedì sera ne ho scoperta una: la luce. No, non è un delirio, ho visto per la prima volta la luce. Non come siamo abituati a vederla, spiaccicata sui muri o tremante su uno stoppino, ma in tutte tre le sue dimensioni, robusta, tonda. Un cono giallo che partiva dal faro a dinamo della mia bici e correva secondo una geometria perfetta lungo la strada, materializzato. Avrei potuto sfiorarlo, spezzarlo con un colpo di mano. Non potevo fermarmi, un momento di incertezza e le ruote, rallentando, avrebbero potuto sottrarmi per sempre quello spettacolo grandioso, la dinamo si sarebbe spenta e… non dovevo pensarci, quel fantastico miracolo in fondo dipendeva anche da me. Milioni di minuscole particelle d’acqua diventavano lo specchio fedele di una realtà intangibile. Si prestavano devote ad un gioco di cui molto probabilmente non erano neanche coscienti, davano consistenza, forma, dimensione alla Luce. Povere goccioline, ignare protagoniste di uno spettacolo che non avrebbero mai visto. Triste ho staccato la dinamo.